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La luce blu ti sta facendo ingrassare ed infiammare?

luce blu e grasso

La Luce Blu Ti Sta Facendo Ingrassare? Un Nuovo Studio Rivela un Meccanismo Biologico Inquietante

Per anni ci hanno detto che per ingrassare servono solo troppe calorie.

Ma se non fosse tutta la storia?

Un nuovo studio pubblicato nel 2025 sull’International Journal of Molecular Sciences ha scoperto che una prolungata esposizione alla luce blu artificiale può alterare i geni dell’orologio biologico, modificare il metabolismo cellulare e favorire l’accumulo di grasso corporeo.

In altre parole:

la luce che entra nei tuoi occhi potrebbe influenzare il modo in cui il tuo corpo produce e immagazzina energia.

Lo studio

I ricercatori hanno esposto dei topi a luce blu LED per diversi mesi.

Successivamente hanno misurato:

✅ peso corporeo

✅ quantità di grasso

✅ trigliceridi

✅ geni circadiani

✅ segnali metabolici

✅ proteine coinvolte nella sintesi dei grassi

Il risultato?

I topi esposti alla luce blu hanno sviluppato:

🔴 maggiore peso corporeo

🔴 maggiore accumulo di grasso viscerale

🔴 maggiore grasso sottocutaneo

🔴 aumento dei trigliceridi

🔴 maggiore assunzione di cibo

rispetto ai controlli.

Il vero problema non è il grasso

Il vero problema è ciò che accade prima.

I ricercatori hanno scoperto che la luce blu riduce l’attività di due geni fondamentali:

BMAL1 e CLOCK

Sono i principali geni che regolano il nostro orologio biologico interno.

Questi geni coordinano:

☀️ metabolismo

☀️ fame

☀️ produzione energetica

☀️ sonno

☀️ funzione mitocondriale

☀️ secrezione ormonale

Quando BMAL1 e CLOCK vengono alterati, il corpo perde la capacità di sincronizzare correttamente i processi biologici.

La luce blu colpisce direttamente i mitocondri

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il sistema NAD+/SIRT1.

La luce blu ha provocato:

⬇️ riduzione di NAD+

⬇️ riduzione di SIRT1

⬆️ aumento di mTORC1

⬆️ aumento di SREBP1

⬆️ aumento della sintesi dei grassi

Per capire l’importanza di questo risultato bisogna sapere che:

SIRT1 è uno dei principali sensori energetici della cellula.

Quando SIRT1 diminuisce:

  • peggiora la funzione mitocondriale

  • diminuisce la flessibilità metabolica

  • aumenta l’infiammazione

  • aumenta la tendenza all’accumulo di grasso

In pratica la luce blu sembra spingere il metabolismo verso una modalità di risparmio e stoccaggio energetico.

Perché succede?

Per milioni di anni il cervello ha utilizzato la luce blu del sole come segnale diurno.

La luce blu naturale comunica:

“È giorno.”

“Muoviti.”

“Produci energia.”

“Rimani vigile.”

Il problema nasce quando questo segnale arriva alle 22, alle 23 o a mezzanotte attraverso:

📱 smartphone

💻 computer

📺 televisori

💡 illuminazione LED

La melanopsina presente negli occhi interpreta quella luce come luce diurna e invia il messaggio al nucleo soprachiasmatico, il centro di controllo circadiano del cervello.

Il risultato?

Il corpo riceve segnali biologicamente contraddittori:

🌙 è notte

💡 ma il cervello pensa che sia giorno

Il costo biologico della desincronizzazione

La letteratura scientifica mostra che l’esposizione serale alla luce blu può:

❌ ridurre la melatonina

❌ ritardare l’addormentamento

❌ peggiorare la qualità del sonno

❌ alterare i ritmi circadiani

❌ modificare il metabolismo energetico

❌ influenzare fame e sazietà

Questo nuovo studio aggiunge un tassello fondamentale:

la luce blu non sembra agire soltanto sul sonno.

Potrebbe influenzare direttamente i circuiti biologici che regolano la produzione e l’accumulo di grasso.

Cosa significa nella vita reale?

Significa che puoi:

🥗 mangiare bene

🏋️ allenarti

💊 assumere integratori

ma continuare ogni sera a bombardare il tuo cervello con luce blu artificiale.

E il tuo orologio biologico continuerà a ricevere informazioni sbagliate.

La biologia non legge l’orario sull’iPhone.

Legge la luce.

La soluzione più semplice spesso è la più ignorata

Per milioni di anni l’essere umano ha vissuto seguendo questo schema:

☀️ molta luce naturale durante il giorno

🔥 luce calda e debole dopo il tramonto

Oggi abbiamo invertito completamente il sistema:

🏢 poca luce naturale di giorno

📱 enormi quantità di luce blu di sera

Il risultato è una desincronizzazione biologica cronica.

Per questo motivo sempre più ricercatori hanno studiato strategie per ridurre l’esposizione alla luce blu artificiale nelle ore serali e preservare la normale fisiologia circadiana.

Considerazioni finali

Questo studio non dimostra che guardare uno smartphone per dieci minuti ti farà ingrassare.

Ma mostra qualcosa di molto più importante.

Mostra che la luce non è soltanto illuminazione.

È informazione biologica.

Ogni fotone che entra nei tuoi occhi comunica al cervello:

  • che ora è

  • quali ormoni produrre

  • come utilizzare l’energia

  • quando accumulare grasso

  • quando riparare i tessuti

  • quando dormire

Per questo la salute metabolica non dipende soltanto da ciò che mangi.

Dipende anche dalla luce in cui vivi.

La domanda allora non è:

“Quante calorie stai assumendo?”

Ma:

“Che messaggio stai inviando al tuo cervello ogni sera?”

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I Tuoi Mitocondri Non Producono Energia Sempre allo Stesso Modo: La Scoperta che Cambia Tutto

I Tuoi Mitocondri Non Producono Energia Sempre allo Stesso Modo: La Scoperta che Cambia Tutto

I mitocondri hanno un orologio interno?

Per decenni abbiamo immaginato i mitocondri come semplici “centrali energetiche” della cellula.

Sempre accese.

Sempre uguali.

Sempre impegnate a produrre ATP.

Oggi sappiamo che non è così.

Una review pubblicata sul Journal of Molecular Endocrinology ha raccolto le evidenze scientifiche che dimostrano come i mitocondri seguano veri e propri ritmi circadiani e modifichino continuamente la loro struttura, la loro attività e la loro produzione energetica durante le 24 ore.

In altre parole:

la capacità delle tue cellule di produrre energia cambia durante la giornata.

L’orologio biologico controlla i mitocondri

Ogni cellula del corpo possiede un orologio molecolare interno.

Questo sistema è sincronizzato principalmente da:

☀️ luce naturale

🌙 oscurità notturna

🍽 orario dei pasti

🏃 attività fisica

😴 sonno

Quando questi segnali sono corretti, l’organismo riesce ad anticipare i bisogni energetici della giornata.

Quando invece vengono alterati da:

❌ luce artificiale serale

❌ lavoro a turni

❌ jet lag

❌ sonno insufficiente

❌ pasti notturni

inizia una progressiva perdita della sincronizzazione metabolica.

I mitocondri cambiano forma durante il giorno

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dagli studi è che i mitocondri non mantengono sempre la stessa struttura.

Durante le 24 ore alternano continuamente processi di:

Fusione

Più mitocondri si uniscono formando reti energetiche più efficienti.

Questo favorisce:

✅ produzione di ATP

✅ comunicazione cellulare

✅ efficienza metabolica

Fissione

I mitocondri si dividono in unità più piccole.

Questo permette:

✅ eliminazione dei mitocondri danneggiati

✅ riciclo cellulare

✅ adattamento rapido alle richieste energetiche

Gli studi mostrano che questi processi seguono un preciso ritmo circadiano.


La respirazione mitocondriale oscilla durante la giornata

La scoperta forse più importante riguarda la respirazione mitocondriale.

I ricercatori hanno osservato che:

✅ il consumo di ossigeno varia durante il giorno

✅ l’efficienza della catena di trasporto degli elettroni cambia nelle 24 ore

✅ la capacità di produrre ATP non è costante

✅ la flessibilità metabolica dipende dall’integrità dell’orologio biologico

Quando i geni dell’orologio circadiano vengono alterati negli animali da laboratorio, queste oscillazioni scompaiono.

In pratica:

mitocondri e orologio biologico lavorano come un unico sistema.

Cosa succede quando rompiamo il ritmo?

Secondo gli autori, la perdita dei ritmi circadiani è strettamente associata a numerose malattie metaboliche.

Tra queste:

🔴 obesità

🔴 insulino-resistenza

🔴 diabete di tipo 2

🔴 sindrome metabolica

🔴 riduzione della capacità ossidativa muscolare

🔴 alterazioni infiammatorie croniche

Per questo i lavoratori notturni mostrano statisticamente un rischio metabolico maggiore rispetto alla popolazione generale.

Anche i ROS seguono il ritmo circadiano

Per anni i radicali liberi sono stati considerati soltanto sostanze dannose.

Oggi sappiamo che la realtà è più complessa.

I mitocondri producono specie reattive dell’ossigeno (ROS) che agiscono come molecole di segnalazione cellulare.

La review mostra che anche questa produzione segue oscillazioni giornaliere controllate dall’orologio biologico.

Questo significa che:

  • il redox cellulare cambia durante il giorno

  • la risposta antiossidante varia nelle 24 ore

  • la comunicazione intracellulare segue ritmi precisi

La luce è il direttore d’orchestra

Tutto questo ci porta a una conclusione fondamentale.

I mitocondri non sono isolati.

Ricevono continuamente informazioni dal sistema circadiano che, a sua volta, riceve informazioni dalla luce.

La luce del mattino sincronizza:

☀️ cervello

☀️ ipotalamo

☀️ ormoni

☀️ metabolismo

☀️ funzione mitocondriale

Quando passiamo le giornate al chiuso sotto LED e le serate davanti agli schermi, interrompiamo una comunicazione biologica che esiste da milioni di anni.

La vera energia non dipende solo da quello che mangi

Molte persone cercano più energia attraverso:

💊 integratori

☕ caffeina

🥤 stimolanti

Ma la ricerca moderna suggerisce che esiste un livello ancora più profondo.

La produzione energetica cellulare dipende anche da:

✅ esposizione alla luce naturale

✅ sincronizzazione circadiana

✅ qualità del sonno

✅ orario dei pasti

✅ attività fisica

✅ salute dei mitocondri

I mitocondri non rispondono soltanto ai nutrienti.

Rispondono al tempo.

Considerazioni finali

Questo studio ci mostra qualcosa di straordinario:

l’energia non è semplicemente una questione di calorie.

Ogni giorno i tuoi mitocondri modificano struttura, funzione e produzione di ATP seguendo un programma biologico costruito dall’evoluzione.

Quando viviamo in sintonia con il sole, il sonno e i ritmi naturali, questo programma funziona in modo ottimale.

Quando invece viviamo sotto luce artificiale fino a tarda notte, mangiamo a orari casuali e interrompiamo il sonno, i primi a soffrirne sono proprio i mitocondri.

E se i mitocondri perdono il ritmo, lentamente lo perde tutto il corpo.

Forse la domanda più importante per la salute moderna non è:

“Quante calorie stai assumendo?”

Ma:

“I tuoi mitocondri sanno che ore sono?”

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Cosa succede al tuo corpo quando ti immergi in acqua fredda?

Cosa Succede Davvero al Corpo Quando Ti Immergi nell’Acqua Fredda? Uno Studio Umano Rivela Risultati Sorprendenti

Freddo, stress e ormoni: siamo sicuri di sapere cosa accade?

Molte persone credono che immergersi nell’acqua fredda sia semplicemente uno “stress” per il corpo.

Ma è davvero così?

Uno studio pubblicato sull’European Journal of Applied Physiology ha analizzato le risposte fisiologiche di uomini sani immersi per un’ora in acqua a diverse temperature (32°C, 20°C e 14°C), misurando temperatura corporea, metabolismo, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, catecolamine, cortisolo, aldosterone e attività reninica plasmatica.

I risultati sono stati sorprendenti.

Lo studio

Titolo: Human physiological responses to immersion into water of different temperatures

Autori: Sramek, Simeckova, Jansky e colleghi

Pubblicazione: European Journal of Applied Physiology (2000)

Partecipanti: 10 giovani uomini sani

Protocollo:

  • immersione fino al collo

  • durata: 60 minuti

  • temperature dell’acqua:

    • 32°C (termoneutrale)

    • 20°C (fresca)

    • 14°C (fredda)

Durante e dopo l’immersione sono stati misurati numerosi parametri cardiovascolari, metabolici ed endocrini.

Risultati principali

1. Il metabolismo aumenta enormemente

Quando i soggetti sono stati immersi nell’acqua a 14°C:

✅ temperatura corporea diminuita di circa 1,7°C

✅ metabolismo aumentato del 350%

✅ forte attivazione della termogenesi

✅ elevato consumo di ossigeno

In pratica il corpo ha acceso tutte le sue strategie per produrre calore e mantenere la sopravvivenza.

2. La noradrenalina esplode

Uno dei risultati più impressionanti riguarda la risposta del sistema nervoso simpatico.

Durante l’immersione a 14°C:

✅ Noradrenalina: +530%

✅ Dopamina: +250%

✅ Adrenalina: nessuna variazione significativa

Questo dato è particolarmente interessante.

Molti immaginano che il freddo aumenti principalmente l’adrenalina.

In realtà, il protagonista sembra essere la noradrenalina, il neurotrasmettitore associato a:

  • vigilanza

  • attenzione

  • concentrazione

  • energia mentale

  • mobilizzazione dei grassi

  • attivazione metabolica

È probabilmente uno dei motivi per cui molte persone riferiscono una sensazione di lucidità mentale dopo un bagno freddo.

3. La dopamina aumenta in modo importante

La dopamina è aumentata di circa il 250%.

La dopamina è coinvolta in:

  • motivazione

  • desiderio di agire

  • percezione della ricompensa

  • apprendimento

  • tono dell’umore

Questo potrebbe contribuire alla sensazione di energia e benessere che molte persone sperimentano dopo l’esposizione al freddo.

4. Il cortisolo NON aumenta

Questo è probabilmente il risultato più sorprendente.

Nonostante il freddo intenso:

❌ nessun aumento significativo del cortisolo

❌ nessuna attivazione rilevante dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene

❌ nessuna risposta endocrina tipica dello stress cronico

Anzi.

Le concentrazioni di cortisolo tendevano addirittura a diminuire durante l’esperimento.

Gli autori concludono che l’immersione in acqua fredda:

non induce la classica risposta ormonale da stress.

Questo risultato mette in discussione l’idea che ogni forma di stress fisiologico sia necessariamente negativa.

Esiste infatti una grande differenza tra:

  • stress cronico e incontrollato

  • stress acuto, breve e adattativo

Il freddo appartiene chiaramente alla seconda categoria.

5. Aumenta la produzione di urina

L’immersione ha provocato una marcata diuresi.

A 14°C:

✅ aumento della diuresi del 163%

Questo fenomeno è noto come:

Cold Induced Diuresis

Il sangue viene spinto dalla periferia verso il centro del corpo.

I reni interpretano questo aumento del volume centrale come un eccesso di liquidi e aumentano l’eliminazione di acqua.

Ecco perché dopo un bagno freddo molte persone sentono il bisogno di urinare.

6. Pressione e frequenza cardiaca si comportano in modo diverso a seconda della temperatura

Acqua termoneutrale (32°C)

Si osserva:

  • diminuzione della frequenza cardiaca

  • diminuzione della pressione arteriosa

  • aumento della dominanza parasimpatica

Acqua fredda (14°C)

Si osserva:

  • aumento della pressione arteriosa

  • lieve aumento della frequenza cardiaca

  • attivazione simpatica

In altre parole:

l’immersione in acqua fredda non è semplicemente “rilassante”.

È uno stimolo biologico potente che mette in moto meccanismi di adattamento profondi.

Cosa ci insegna questo studio?

Il freddo non agisce soltanto come uno shock.

Produce una vera e propria riconfigurazione della fisiologia umana.

Durante l’immersione si osservano contemporaneamente:

✅ aumento della noradrenalina

✅ aumento della dopamina

✅ aumento della termogenesi

✅ aumento del metabolismo

✅ aumento della diuresi

✅ attivazione del sistema nervoso simpatico

senza però osservare:

❌ aumento significativo del cortisolo

❌ risposta endocrina tipica dello stress cronico

Considerazioni finali

Il nostro organismo si è evoluto per milioni di anni in un ambiente caratterizzato da freddo, caldo, digiuno, movimento e luce naturale.

Oggi viviamo spesso in ambienti termicamente perfetti, illuminati artificialmente e privi di stimoli adattativi.

L’esposizione controllata al freddo rappresenta uno dei modi più potenti per riattivare meccanismi ancestrali di adattamento biologico.

Quando viene praticata con gradualità e buon senso, non sembra essere un semplice fattore di stress, ma uno stimolo capace di aumentare energia, attivazione neurologica e capacità di adattamento.

Forse il freddo non è il nemico da evitare.

Forse è uno degli strumenti biologici che abbiamo dimenticato di utilizzare.

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Fotobiomodulazione e Fertilità Femminile: gli Studi sulla Luce Rossa e Infrarossa

Fotobiomodulazione e fertilità femminile: la scoperta che ha cambiato tutto

Evidenza termografica del miglioramento sistemico del flusso sanguigno in seguito all'uso della fotobiomodulazione sulla zona del collo.

Una storia che inizia quasi per caso

Nel 2012 il medico giapponese Toshio Ohshiro, uno dei pionieri mondiali della laserterapia e della fotobiomodulazione, pubblicò un articolo destinato a diventare uno dei lavori più citati nell’ambito della fertilità femminile e della luce terapeutica.

Lo studio, intitolato “Personal Overview of the Application of LLLT in Severely Infertile Japanese Females”, descriveva i risultati ottenuti su donne affette da infertilità severa, molte delle quali avevano già affrontato numerosi tentativi falliti di procreazione medicalmente assistita.

Ma la parte più affascinante della storia è come tutto ebbe inizio.

Mentre utilizzava la luce infrarossa per trattare dolori muscolari e articolari in donne in menopausa, Ohshiro osservò qualcosa di totalmente inaspettato.

Alcune pazienti riferirono infatti il ritorno delle mestruazioni dopo anni di assenza.

Un evento apparentemente impossibile che spinse il ricercatore a porsi una domanda rivoluzionaria:

La luce può influenzare la funzione ovarica?

Da quella semplice osservazione clinica nacque uno dei filoni di ricerca più promettenti della medicina riproduttiva moderna.

Lo studio che ha acceso l’interesse mondiale

Le donne incluse nello studio presentavano condizioni particolarmente difficili:

  • Età media vicina ai 40 anni
  • Oltre 9 anni di infertilità media
  • Numerosi fallimenti di IVF e PMA
  • Prognosi spesso considerate sfavorevoli

Eppure i risultati furono sorprendenti.

L’aggiunta della fotobiomodulazione ai protocolli terapeutici portò a un tasso di gravidanza del 21,7%, un dato che attirò immediatamente l’attenzione della comunità scientifica.

Per molte di queste donne si trattava di una possibilità che sembrava ormai perduta.

Perché la luce potrebbe aiutare la fertilità?

Per comprendere il potenziale della fotobiomodulazione dobbiamo guardare all’interno delle cellule.

Gli ovociti sono tra le cellule più ricche di mitocondri presenti nel corpo umano.

I mitocondri rappresentano le centrali energetiche della cellula e producono ATP, la molecola che alimenta praticamente ogni processo biologico.

Con l’avanzare dell’età:

  • diminuisce la funzione mitocondriale
  • aumenta lo stress ossidativo
  • peggiora la qualità ovocitaria
  • diminuisce la capacità di impianto embrionale

La fotobiomodulazione sembra agire proprio su questi meccanismi.

Diversi studi hanno mostrato che la luce rossa e infrarossa può:

  • aumentare la produzione di ATP
  • migliorare l’efficienza mitocondriale
  • ridurre lo stress ossidativo
  • favorire la microcircolazione
  • migliorare l’ossigenazione tissutale
  • modulare i processi infiammatori

In altre parole, la luce non agisce come un ormone.

Agisce fornendo alle cellule più energia per svolgere correttamente il proprio lavoro.

Cosa è successo dopo quello studio?

Dopo il lavoro di Ohshiro la ricerca è cresciuta rapidamente.

Numerosi studi hanno evidenziato risultati promettenti in donne con:

  • Bassa riserva ovarica
  • Infertilità correlata all’età
  • Fallimenti ripetuti di IVF
  • Endometriosi
  • Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
  • Alterazioni della funzione ovarica

In alcuni studi successivi sono stati riportati tassi di gravidanza superiori al 30% in popolazioni considerate particolarmente difficili dal punto di vista riproduttivo.

Oggi la fotobiomodulazione è oggetto di crescente interesse da parte di cliniche e ricercatori di tutto il mondo.

E per la perimenopausa, l’amenorrea e la menopausa precoce?

Questa è probabilmente una delle aree più affascinanti.

Molte donne in perimenopausa o con amenorrea presentano alterazioni della funzione mitocondriale, riduzione della perfusione tissutale e aumentato stress ossidativo.

Proprio per questo motivo la comunità scientifica sta iniziando a valutare il potenziale della fotobiomodulazione anche come supporto per:

  • Perimenopausa
  • Amenorrea funzionale
  • Menopausa precoce
  • Ridotta funzione ovarica correlata all’età

È importante sottolineare che la ricerca è ancora in evoluzione e che non esistono ad oggi protocolli clinici universalmente riconosciuti.

Tuttavia, i risultati osservati negli ultimi anni stanno aprendo prospettive estremamente interessanti.

La nostra visione

Da anni studiamo gli effetti della luce sulla fisiologia umana.

Molti processi biologici fondamentali dipendono dall’energia cellulare.

E l’energia cellulare dipende in larga misura dai mitocondri.

Per questo abbiamo sviluppato InnerChakra, una lampada di fotobiomodulazione che combina:

✅ Luce rossa e infrarossa per il supporto mitocondriale

✅ Cromoterapia con frequenze dedicate ai sette chakra

✅ Guida integrata a 7 protocolli respiratori

✅ Utilizzo semplice e quotidiano direttamente a casa

Se desideri approfondire il funzionamento della lampada puoi visitare la pagina dedicata:

👉 Lampada InnerChakra

Conclusioni

La storia della fotobiomodulazione applicata alla fertilità è iniziata con un’osservazione che sembrava impossibile.

Alcune donne in menopausa tornarono ad avere il ciclo dopo trattamenti con luce infrarossa.

Quell’evento diede origine a un filone di ricerca che oggi continua a crescere.

Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici, le evidenze accumulate suggeriscono che la luce potrebbe rappresentare un importante supporto per la salute mitocondriale, la funzione ovarica e il benessere riproduttivo femminile.

Forse il futuro della medicina riproduttiva non riguarderà soltanto gli ormoni.

Forse riguarderà anche l’energia che permette agli ormoni di funzionare.

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Scienza | Wim Hof | Effetti su Pressione arteriosa, funzione cardiaca ed altro

L'efficacia del metodo Wim Hof su pressione arteriosa ed altro

I risultati di uno studio

Lo Studio

breathing-exercises

Le malattie cardiovascolari (CVD) rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità in tutto il mondo1. Nel 2019 le malattie cardiovascolari hanno rappresentato 17,9 milioni di decessi, pari al 32% di tutti i decessi nel mondo1

Le Ipotesi alla base dello studio

Ci sono molti studi, oramai, che testimoniano l’efficacia del metodo Wim Hof su diverse problematiche. Ve ne sono a centinaia che valutano, invece, gli effetti positivi del freddo sulle condizioni del nostro muscolo cardiaco.

Come sempre accade nella letteratura scientifica, vi sono dei pareri contrastanti: alcuni sostengono il nesso positivo tra freddo e problemi cardiaci (uno lo abbiamo analizzato qui), altri, invece, non trovano alcun nesso.

Come mai accade ciò? A cosa e chi dobbiamo credere?

Che intervento hanno proposto gli scienziati ?

42 volontari, divisi in due gruppi, sono stati sottoposti al protocollo del Metodo Wim Hof, così come spiegato di seguito, per un totale di 15 giorni, al termine del quale sono stati prelevati i campioni ematici per effettuare le valutazioni.

  • Doccia fredda tutti i giorni
  • Respirazione del metodo Wim Hof
  • Meditazione

Risultati delle analisi ematiche

Sono state eseguite analisi che valutano lo stato cardiaco, con dei marcatori molto affidabili. Vediamo quali cambiamenti sono stati ottenuti:

  • Pressione sanguigna: nessun miglioramento
  • HRV – Variabilità cardiaca: nessun miglioramento
  • HR – Frequenza cardiaca: nessun miglioramento

Insomma: nessun miglioramento nonostante questi interventi protratti per questo LUNGHISSIMO PERIODO e soprattutto con l’INTENSITÀ del bagno ghiacciato. Oppure hanno commesso qualche imperfezione?

Mie considerazioni

  1. Innanzitutto, lo studio è stato imbastito in risposta ad una affermazione di Wim, il quale affermava che “ci si può aspettare dei miglioramenti cardiovascolari già dopo 15 giorni di pratica del metodo Wim Hof“.

Effettivamente, sembra che Wim abbia detto il vero, basandosi su un famoso studio del 2014: diverse persone sono state istruite da lui in persona ed hanno ottenuto risultati pazzeschi sui marcatori dell’infiammazione, riuscendo a debellare il patogeno E. Coli dopo soli 12 giorni di training CON WIM. Oltre questo, lo studio valutava altri cambiamenti fisiologici e trovava che:

  • i partecipanti che avevano seguito il metodo Wim Hof per soli 12 giorni, erano in grado di attivare volontariamente il proprio sistema nervoso autonomo
    • questo non è banale: il sistema nervoso autonomo REGOLA tutte le nostre funzioni autonome, tra cui la pressione arteriosa, l’HRV, l’immunità, gli zuccheri nel sangue, ecc.

Che training avevano fatto questi partecipanti ?

  • respirazione del metodo Wim Hof
  • Bagni ghiacciati
  • Meditazioni con Wim

C’è differenza con il training a cui sono stati sottoposti i partecipanti dello studio in esame che, invece, non ha trovato alcun miglioramento nei parametri cardiovascolari?

C’è una marea di differenze.

Impariamo a gestire il nostro sistema nervoso autonomo quando riusciamo ad essere centrati nello stress percepito. Attiviamo il ramo parasimpatico di questo sistema, ovvero quello che ci permette di rilassarci, quando lo stressiamo sul ramo simpatico: se fornisco uno shock stressante, breve ed intenso, cronicamente, nel lungo periodo l’organismo risponderà adattandosi a questo stress: attiverà maggiormente il ramo parasimpatico, in modo da proteggerci da questi picchi intensi di stress.

Che training hanno fatto i partecipanti di questo studio ?

Un training alla fine del quale io non mi sarei aspettato risultati diversi da un “nulla di fatto”:

  • iniziare con con 30 s di doccia fredda 
  • aumentare il tempo ogni giorno di 5 s man mano che ci si acclimata

Il tutto per 15 giorni, al termine dei quali, quindi, per chi avesse incrementato di 5 secondi al giorno l’esposizione alla doccia fredda, ci si sarebbe esposti a una doccia fredda di 1,75 minuti, nel migliore dei casi e, soprattutto, questo tempo record DOPO 15 GIORNI (quindi nei giorni precedenti era sempre minore questo tempo).

Al termine sono state prese le misurazioni.

Conclusione

Ragazzi cosa dire: se ci aspettiamo dei miglioramenti dopo 15 giorni di esposizione a QUALCHE SECONDO di doccia fredda, siamo un po’ dei creduloni.

Gli studi affidabili ed attendibili ci sono, basta trovarli. La letteratura è un mare-magnum di qualsiasi cosa; sta a noi discernere ed analizzare risultati, infondatezze e parzialità.

A breve partirà uno studio da parte di INNERBREATH SRL su marcatori dell'infiammazione, HRV ed altri. Per partecipare, scrivetemi.
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Scienza | Wim Hof | Freddo e Infiammazione, Aterosclerosi, Colesterolo

Bagno Ghiacciato e Infiammazione, Aterosclerosi, rischio cardiovascolare

I risultati PAZZESCHI di uno studio recentissimo

Il Freddo

Inutile menzionare il fatto che la pratica del freddo abbia radici remotissime.

Sia in Occidente che in Oriente, le varie culture hanno posto al centro delle loro pratiche mediche il freddo e l’esposizione ad esso. Ne parlava Marco Aurelio ne “I colloqui con sé stesso”. Ippocrate, nel secolo IV AC, usava il freddo per motivi di salute ed analgesici, aggiungendo che “l’acqua può curare qualsiasi cosa” (n.b.: l’acqua, non l’aria). Non più tardi della fine del 1800, Kneipp, abate tedesco, scoprì su di lui le meravigliose virtù del freddo: affetto da tubercolosi, decise di curarla da sé, facendo immersioni nelle acque fredde del Danubio e riscaldandosi subito dopo, per evitare gli effetti del raffreddamento sul suo corpo.

Gli orientali non furono da meno, annoverando tra i loro “utilizzatori del freddo” per riscaldarsi, personaggi come Milarepa che, sui monti del Tibet, diede vita ad un metodo complesso di respirazione per sopravvivere e rigenerarsi a temperature rigide come quelle di chi vive ad altitudini di più di 7000 mslm, semi-nudo, all’interno di una caverna.

Oggi, per fortuna, il freddo, nella sua forma più estrema, è stato sdoganato da un certo Wim Hof che, grazie alla sua caparbietà, passando da fenomeno da baraccone a fenomeno paranormale, è riuscito a spingere molte persone a provare questo tipo di pratiche salutistiche.

Ad oggi, una nuova pratica è comparsa sulla scena, millantando proprietà importanti nell’ambito della salute e del benessere: la crioterapia.

Lo Studio

breathing-exercises

Le malattie cardiovascolari (CVD) rimangono la principale causa di mortalità e morbilità in Europa. Un aspetto essenziale nello sviluppo delle CVD è il cambiamento aterosclerotico nelle arterie e le sue successive complicanze

L'aterosclerosi

L’aterosclerosi (più spesso conosciuta nel mondo laico come arteriosclerosi) è una condizione patologica caratterizzata da alterazioni della parete delle arterie, che perdono la propria elasticità a causa dell’accumulo di calcio, colesterolo, cellule infiammatorie e materiale fibrotico.

Che cos’è l’aterosclerosi?

L’irrigidimento delle arterie è un fenomeno associato all’accumulo di componenti patologiche nel contesto delle pareti vascolari. Una delle forme più diffuse di tale patologia è l’aterosclerosi, caratterizzata dalla formazione di placche parietali contenenti materiale amorfocolesterolocellule muscolari liscecellule infiammatorie e cellule provenienti dal sangue. Se la placca protrude nel lume vasale può arrivare a ostacolare il flusso ematico al suo interno. Un’eventuale rottura della placca stessa, abitualmente rivestita da un sottile cappuccio fibroso e da cellule endoteliali, può portare a trombosi e a obliterazione completa del lume del vaso, con conseguente interruzione del flusso ematico. Una volta instauratasi, l’aterosclerosi appare come un processo irreversibile e in potenziale, continua espansione: uno stile di vita adeguato e trattamenti mirati al controllo di diabete e ipertensione, oltre che alla riduzione del colesterolo, possono prevenire la formazione delle placche e rallentare il peggioramento dell’aterosclerosi in corso [fonte: Humanitas].

Cosa comporta l’aterosclerosi?

Compromette il flusso del sangue all’interno delle arterie. Il restringimento delle arterie e la loro occlusione, prodotta dalla formazione di un trombo, generano ischemia e infarto nel territorio a valle delle stesse. I sintomi dell’ischemia e dell’infarto saranno diversi secondo che l’aterosclerosi sia localizzata nel territorio coronarico (angina, infarto miocardico), cerebrale (ictus o TIA), intestinale, renale o periferico (arteriopatia obliterante arti inferiori).

Le Ipotesi alla base dello studio

È possibile collegare diversi fattori di rischio e un aumento dei profili di rischio cardiometabolico, tra cui dislipidemia, accumulo di grasso nel fegato, insulino-resistenza e altri aspetti delle malattie metaboliche.

  • Molti pazienti con un rischio apparentemente basso possono sviluppare segni precoci di aumento dello spessore intimomediale e successivamente di disfunzione endoteliale. Queste sono le prime fasi dell’aterogenesi e uno degli obiettivi più critici nella prevenzione primaria precoce
  • L’impatto dell’ambiente sulla salute umana è significativo. Un fattore importante che influenza il corpo umano è la temperatura. Vengono monitorati sia l’esposizione a breve termine a temperature estreme (crioterapia, sauna, ecc.) che l’impatto ambientale a lungo termine
  • molti studi hanno dimostrato un effetto protettivo dell’esposizione al freddo sul corpo, compresi i cambiamenti metabolici, la rigenerazione muscolare e i cambiamenti cardiovascolari
  • Gli articoli scientifici hanno dimostrato un effetto positivo sull’ossigenazione muscolare, sulla rigenerazione, sulla riduzione dell’affaticamento durante l’esercizio, sulla funzione cardiaca e sulle prestazioni cognitive

In termini di medicina preventiva, l’effetto dell’immersione in acqua fredda sul corpo su base ripetuta apre molte domande circa l’efficacia e l’effetto oggettivo misurato nella pratica clinica. Lo scopo di questo studio era determinare l’effetto dell’esposizione al freddo (in acqua gelida) sul profilo cardiometabolico dei volontari durante i 5 mesi successivi al protocollo standardizzato

Che intervento hanno proposto gli scienziati ?

35 volontari sono stati sottoposti ad immersioni in acque gelide all’aperto,  controllate e ripetute (5 mesi), sulla base del seguente protocollo

  • Bagno ghiacciato di tutto il corpo, ad eccezione della testa
  • da fare tre volte a settimana per 7-10 minuti
  • Il nuoto era permesso
  • Non era consentito l’uso di ausili in neoprene (guanti, scarpe), ad eccezione delle cuffi
  • Gli arti superiori erano sotto la superficie dell’acqua
  • Le calzature non in neoprene erano consentite
  • La durata del bagno ghiacciato è stata calcolata dal primo contatto del piede del paziente con l’acqua.

L’intero corpo doveva essere immerso nell’acqua entro 30 secondi.

figure 1

Risultati delle analisi ematiche

Sono state eseguite analisi sia sui campioni di sangue, per valutare alcuni marcatori di dislipidemia, rischio cardiovascolare e infiammazione, che di imaging (ecografie per valutare lo stato dei vasi sanguigni ed eventuali miglioramenti vascolari).

Vediamo quali cambiamenti sono stati ottenuti:

  • Riduzione dei livelli di LDL
  • Incremento di HDL (non statisticamente significativo)
  • Diminuzione significativa dei TRIGLICERIDI
  • Diminuzione significativa delle VLDL
  • Diminuzione significativa della PCRProteina C Reattiva
  • Diminuzione significativa del PCSK9 !!!
Già solo questi risultati SONO PAZZESCHI!
  • Le VLDL (Very Low-Density Lipopreotein) sono le molecole che DAVVERO sono implicate nel processo di creazione dei trombi! Anche se non si capisce come mai non venga mai prescritto l’esame ematico di queste
  • I Trigliceridi, ed in particolare il rapporto con l’HDL, sono un marcatore del rischio cardiovascolare. Tenere basso questo valore è, quindi, protettivo per il nostro cuore.
  • La PCR è un marcatore ultimamente molto noto (per fortuna), in grado di darci un quadro del nostro stato di INFIAMMAZIONE SISTEMICA. Più basso è questo marcatore, minore è l’infiammazione del nostro intero sistema. Sappiamo tutti che l’infiammazione è alla base della quasi totalità delle patologie, in primis quelle legate al sistema cardiovascolare!
  • La PCSK9 svolge un’azione cruciale non solo nell’aggregazione piastrinica, ma anche nella calcificazione della valvola aortica

figure 2

Risultati delle analisi di imaging

I risultati per i cambiamenti vascolari sono stati saggiati tramite dispositivi ad ultrasuoni, i quali hanno evidenziato che la funzionalità vascolare è stata significativamente alterata dai bagni ghiacciati !!!

  •  Riduzione significativa del cIMT !!!
    • questo è un risultato PAZZESCO!!! il cIMT valuta l’aumento dello spessore della parete delle arterie (IMT), elemento correlato alla malattia aterosclerotica e coronarica, e può rilevare la presenza di placche aterosclerotiche, di trombi e aneurismi
    • praticamente ci dice quanto sono libere le carotidi. Più è basso il valore (in questo caso abbiamo una riduzione significativa!), più basso è il rischio di trombi, ictus e complicanze legate al flusso di sangue al cervello …
  • Riduzione significativa di Beta, AI e PWV, parametri legati alla funzionalità vascolare

Insomma qui vediamo che l’esposizione al freddo effettua una vera e propria pulizia delle superfici interne delle arterie!!!

Trattamento della stenosi carotidea tramite stenting e disegno CAD di uno stent carotideo ibrido

Conclusione

I risultati di questo studio dovrebbero essere condivisi con chiunque abbia problemi cardiocircolatori, di dislipidemie, di infiammazione sistemica.

IN PRATICA TUTTI DOVREBBERO CONDIVIDERE QUESTO STUDIO !!!

I risultati che abbiamo valutato, sono STRATOSFERICI e ci portano a capire alcune importanti note:

  • l’esposizione al freddo ABBATTE L’INFIAMMAZIONE SISTEMICA, causa della stragrande epidemia di malattie croniche, degenerative ed auto-immuni
  • l’esposizione al freddo RIPULISCE LE ARTERIE, riducendo la probabilità di formazione di pericolosi trombi causativi di infarti del miocardio ed ictus cerebrali
  • l’esposizione al freddo RIDUCE LE VLDL, le molecole implicate nella formazione dei trombi
  • l’esposizione al freddo REGOLA LO STATO LIPIDICO dell’organismo, contribuendo in maniera significativa a ridurre i TRIGLICERIDI in circolo
  • Migliora la FUNZIONALITÀ VASCOLARE TUTTA !!!

Insomma, scusate se ho ripetuto N volte “l’esposizione al freddo”, ma è per sottolineare quanto questo, se ben amministrato, sia uno strumento preziosissimo, con dei risultati difficilmente paragonabili ad altri interventi.

Ad oggi, in via cautelativa, nonostante da questi risultati si evinca che l’esposizione al freddo dia dei miglioramenti al sistema cardiovascolare, corre l’obbligo di sconsigliarne la pratica alle persone cardiopatiche. Tranne mia mamma. Cardiopatica e comunque sempre in prima fila nell’esposizione al freddo 😉

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Scienza | Wim Hof | Freddo e Depressione

Doccia Fredda e Depressione

Abbiamo trovato un probabile trattamento per questa patologia ?

Il Freddo

Inutile menzionare il fatto che la pratica del freddo abbia radici remotissime.

Sia in Occidente che in Oriente, le varie culture hanno posto al centro delle loro pratiche mediche il freddo e l’esposizione ad esso. Ne parlava Marco Aurelio ne “I colloqui con sé stesso”. Ippocrate, nel secolo IV AC, usava il freddo per motivi di salute ed analgesici, aggiungendo che “l’acqua può curare qualsiasi cosa” (n.b.: l’acqua, non l’aria). Non più tardi della fine del 1800, Kneipp, abate tedesco, scoprì su di lui le meravigliose virtù del freddo: affetto da tubercolosi, decise di curarla da sé, facendo immersioni nelle acque fredde del Danubio e riscaldandosi subito dopo, per evitare gli effetti del raffreddamento sul suo corpo.

Gli orientali non furono da meno, annoverando tra i loro “utilizzatori del freddo” per riscaldarsi, personaggi come Milarepa che, sui monti del Tibet, diede vita ad un metodo complesso di respirazione per sopravvivere e rigenerarsi a temperature rigide come quelle di chi vive ad altitudini di più di 7000 mslm, semi-nudo, all’interno di una caverna.

Oggi, per fortuna, il freddo, nella sua forma più estrema, è stato sdoganato da un certo Wim Hof che, grazie alla sua caparbietà, passando da fenomeno da baraccone a fenomeno paranormale, è riuscito a spingere molte persone a provare questo tipo di pratiche salutistiche.

Ad oggi, una nuova pratica è comparsa sulla scena, millantando proprietà importanti nell’ambito della salute e del benessere: la crioterapia.

Lo Studio

breathing-exercises

Si stima che il 7% della popolazione oltre i 14 anni (3,7 milioni di persone) abbia sofferto nell'anno di disturbi ansioso-depressivi. Al crescere dell'età aumenta la prevalenza dei disturbi di depressione e ansia cronica grave (dal 5,8% tra i 35-64 anni al 14,9% dopo i 65 anni).

La Depressione

La depressione è un disturbo dell’umore debilitante che è tra le principali cause di disabilità in tutto il mondo. Può essere caratterizzato da una serie di sintomi somatici, emotivi e comportamentali, uno dei quali è un alto rischio di suicidio.

Non c’è evento che io organizzi a cui non partecipi almeno una persona che ne soffra.

Chi ne è affetto, spesso mi dice: «da un momento all’altro, tutto mi sembra “nero” e non riesco più a percepire alcuna voglia, motivazione e felicità», terminando poi la frase con: <<Ecco perché oggi sono qui!>>.

E fai bene amico mio! A giudicare dai risultati empirici che ho avuto nei miei 1500 bagni ghiacciati guidati, le decine di consulenze one-to-one che ho fatto e dalle conclusioni di questo studio.

Il paper che analizziamo oggi,  diciamo, scalfisce solo la punta dell’iceberg, focalizzandosi sulle sole docce fredde. Oltre questo C’È UN MONDO da aggiungere per eradicare questo problema ormai divenuto quasi endemico!

Le Ipotesi alla base dello studio

Questo lavoro presenta l’ipotesi che la depressione possa essere causata dalla convergenza di due fattori:

  • Uno stile di vita privo di alcuni fattori di stress fisiologici che sono stati sperimentati dai primati attraverso milioni di anni di evoluzione, come brevi cambiamenti nella temperatura corporea (ad es. nuotare), e questa mancanza di “esercizio termico” può causare un funzionamento inadeguato del cervello.
  • Corredo genetico che predispone un individuo ad essere affetto dalla condizione di cui sopra in modo più grave rispetto ad altre persone.

Come sempre, ciò che comanda su tutto è LO STILE DI VITA SECONDO NATURA. Se per millenni abbiamo avuto un determinato comportamento, ormai questo è parte integrante della nostra epigenetica che, per farci funzionare al meglio, si è organizzata proprio affinché quel comportamento venga perpetrato tutti.

Un caso “banale” è l’esposizione alla luce solare che, oltre alla miriade di effetti positivi ad essa direttamente collegati, rappresenta il nostro sincronizzatore circadiano. Ovvero, la luce del sole dice al nostro organismo che ora del giorno è e, quindi, quali molecoline produrre.

Che intervento hanno proposto gli scienziati ?

Per verificare l’ipotesi che abbiamo visto nel paragrafo precedente, viene proposto un approccio al trattamento della depressione che consiste in:

  • docce fredde (20 °C, 2-3 minuti, precedute da un adattamento graduale di 5 minuti per rendere la procedura meno scioccante) eseguite una o due volte al giorno.
    • La durata proposta del trattamento va da diverse settimane a diversi mesi.

Le conclusioni dello studio

Le seguenti prove sembrano supportare l’ipotesi: 

  • è noto che l’esposizione al freddo
    • attiva il sistema nervoso simpatico
    • aumenta il livello ematico di beta-endorfine e noradrenalina e
    • aumenta il rilascio sinaptico di noradrenalina nel cervello
  • Inoltre, a causa dell’elevata densità di recettori del freddo nella pelle, si prevede che una doccia fredda invii una quantità enorme di impulsi elettrici dalle terminazioni nervose periferiche al cervello, il che potrebbe provocare un effetto antidepressivo.

Test pratici condotti su un numero statisticamente insignificante di persone, che non presentavano sintomi sufficienti per essere diagnosticati con depressione, hanno dimostrato che l’idroterapia fredda può alleviare i sintomi depressivi in modo piuttosto efficace.

La terapia è risultata anche avere un significativo effetto analgesico e sembra che non abbia nessun effetto collaterale evidenti o causare dipendenza.

Giusto per chiarire il perché queste molecole possano far bene nel disturbo depressivo:

  • Beta-endorfine: rilasciate massicciamente durante l’esercizio fisico, periodi di dolore e stress, e attività piacevoli come il massaggio, il mangiare e il sesso.
    Le endorfine appartengono al gruppo dei cosiddetti “oppioidi endogeni” e sono conosciute come “morfine endogene” ed hanno:
    • proprietà antidolorifiche: Il loro compito principale è infatti quello di alleviare il doloreridurre lo stress e migliorare l’umore. In merito a quest’ultimo punto, le endorfine possono essere inserite tra gli “ormoni della felicità“.
  • Noradrenalina: è un neurotrasmettitore/ormone coinvolto soprattutto nelle funzioni cardiovascolari. Inoltre aumenta focus ed attentività, trovandosi ad essere un utile alleato nei casi di annebbiamento mentale (ad esempio).

In conclusione, sarebbero necessari studi più ampi e rigorosi per verificare la validità dell’ipotesi. Ma il solo fatto che la scienza si stia iniziando ad interessare alla questione, ci fa capire che fra una decina d’anni dimostrerà quello che noi follower del Metodo Wim Hof, tutti i santi giorni, proviamo su noi stessi!

Rif: Adapted cold shower as a potential treatment for depression 

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Scienza | Wim Hof | I Pericoli del Freddo

I fattori di rischio dell'esposizione al freddo

Analizziamo uno stupendo studio scientifico

Il Freddo

Inutile menzionare il fatto che la pratica del freddo abbia radici remotissime.

Sia in Occidente che in Oriente, le varie culture hanno posto al centro delle loro pratiche mediche il freddo e l’esposizione ad esso. Ne parlava Marco Aurelio ne “I colloqui con sé stesso”. Ippocrate, nel secolo IV AC, usava il freddo per motivi di salute ed analgesici, aggiungendo che “l’acqua può curare qualsiasi cosa” (n.b.: l’acqua, non l’aria). Non più tardi della fine del 1800, Kneipp, abate tedesco, scoprì su di lui le meravigliose virtù del freddo: affetto da tubercolosi, decise di curarla da sé, facendo immersioni nelle acque fredde del Danubio e riscaldandosi subito dopo, per evitare gli effetti del raffreddamento sul suo corpo.

Gli orientali non furono da meno, annoverando tra i loro “utilizzatori del freddo” per riscaldarsi, personaggi come Milarepa che, sui monti del Tibet, diede vita ad un metodo complesso di respirazione per sopravvivere e rigenerarsi a temperature rigide come quelle di chi vive ad altitudini di più di 7000 mslm, semi-nudo, all’interno di una caverna.

Oggi, per fortuna, il freddo, nella sua forma più estrema, è stato sdoganato da un certo Wim Hof che, grazie alla sua caparbietà, passando da fenomeno da baraccone a fenomeno paranormale, è riuscito a spingere molte persone a provare questo tipo di pratiche salutistiche.

Ad oggi, una nuova pratica è comparsa sulla scena, millantando proprietà importanti nell’ambito della salute e del benessere: la crioterapia.

I Rischi

breathing-exercises

Il freddo è uno stress intenso! Probabilmente il più intenso al quale possiamo sottoporre il nostro organismo. È per questo motivo che innesca delle reazioni pazzesche! Ed è per lo stesso motivo che dobbiamo imparare a gestirlo nel migliore dei modi.

Storia del "pericolo freddo"

Storicamente, il pericolo associato all’immersione in acqua fredda era considerato in termini di ipotermia o riduzione della temperatura corporea al di sotto dei 35°C.

Questa convinzione è stata stabilita a seguito del disastro del Titanic e supportato da dati ottenuto durante i conflitti marittimi della seconda guerra mondiale.


Tuttavia, più recentemente, un corpo significativo di dati statistici, prove aneddotiche e sperimentali hanno indicato ALTRE CAUSE DI MORTE relative all’immersione in acque gelide.

I 4 stadi dell'immersione

Vediamo i 4 stadi dell’immersione, associati ai relativi rischi:
  • Immersione iniziale (primi 3 minuti): raffreddamento della pelle 
  • Immersione breve (più di 3 minuti): raffreddamento neuromuscolare superficiale
  • Immersione lunga (più di 30 minuti): raffreddamento dei tessuti profondi (ipotermia) e
  • Collasso in circostanze di salvataggio immediatamente prima, durante o dopo le operazioni di salvataggio

Cosa succede quando ci immergiamo in acqua fredda

La prima reazione a cui andiamo incontro è definita Cold Shock.
 
Questa reazione causa una attivazione del sistema nervoso simpatico, che porta vari effetti, tra cui:
  • picco della pressione arteriosa
  • iperventilazione
  • dispnea e senso di panico

Storicamente era identificata come particolarmente pericolosa, addirittura come causa della maggior parte dei decessi. Diamo uno sguardo più da vicino riguardo al “perché”:

  1. mi immergo in acqua fredda
  2. ansimo, boccheggio
  3. ho il cold-shock
  4. parte l’iperventilazione (respiro molto frequentemente)
  5. aspiro acqua dalla bocca e va nei polmoni
  6. annego

La maggior parte dei decessi da “Cold Shock”, come leggiamo in (Bierens et al. 2016) è associata all’annegamento causato dalle concause appena viste.

Quindi, a quanto pare, non è “la risposta al freddo” ad essere mortale, ma un mix tra vari fattori, come la paura, lo shock di cadere in acqua, il fatto di non essere in un luogo sicuro (DOVE SI TOCCA!) e di non essere rilassati.

I problemi nelle immersioni di breve tempo

Le problematiche principali, in questo caso, ricadono in quelle innescate da incapacità fisica data dal raffreddamento neuromuscolare.
 

Questa è una condizione che di sicuro abbiamo “toccato con mano”. Quando esponiamo gli arti al freddo per molto tempo, il raffreddamento comporta una specie di “paralisi” e una accresciuta difficoltà nel controllare i nostri arti.

Ora, se siamo in un ambiente sicuro, ciò non dovrebbe provocare dei problemi.

Ma se siamo in acque aperte, a mare ad esempio, ciò comporta l’inabilità di nuotare e di tenersi a galla, portandoci, di nuovo, a temere l’annegamento.

Ancora una volta: RIMANERE IN LUOGHI SICURI!

I problemi nelle immersioni di lungo tempo - Ipotermia

Anche in acque ghiacciate, la possibilità di ipotermia non sopraggiunge per almeno 30 minuti negli adulti !!!

Anche in acque ghiacciate (cit. ice-cold water), la possibilità di ipotermia non sopraggiunge per almeno 30 minuti negli adulti !!!
 
Negli stati di ipotermia, troviamo diversi sintomi che si palesano man mano che la temperatura del corpo diminuisce: dal tremore (A 36°), fino ad aritmia cardiaca (a 33°) e alla morte (a 25°).
 
C’è, però, grande variabilità tra la temperatura del proprio corpo e il palesarsi di questi sintomi. Ad esempio, sebbene ad una temperatura di 25°C dovrebbe sopraggiungere la morte, la temperatura più bassa registrata nel corpo di un sopravvissuto ad una immersione in acqua fredda è di ben 13.7°C.
 
C’è ampia variabilità anche nella velocità di abbassamento delle temperature nelle diverse persone. 
 
Ad ogni modo:
  • La conseguenza pratica più significativa dell’ipotermia in acqua è la perdita di coscienza
  • questo impedisce all’individuo di intraprendere l’attività fisica (nuotare, ndr) atta a mantenere
    le vie aeree libere ed evitare l’annegamento.

Ancora una volta, l’annegamento è spesso il pericolo finale !!!

Le raccomandazioni del Metodo Wim Hof

Il Metodo Wim Hof è sicuro per tutti? Vediamo le RACCOMANDAZIONI espresse nel sito stesso del Metodo.

Il Metodo Wim Hof può essere praticato da ogni individuo sano. Quando è praticato nel modo corretto, può contribuire a una vita sana, forte e felice. Poiché le tecniche di respirazione e l’esposizione al freddo possono influenzare la fisiologia del corpo, questo può avere un profondo effetto sulle persone in cattive condizioni di salute o con determinate malattie. Se hai a che fare con una grave condizione medica o psicologica, ti consigliamo di consultare un operatore sanitario prima di tentare una qualsiasi delle tecniche del metodo Wim Hof.

Sconsigliamo di praticare se hai a che fare con uno dei seguenti:

  • Malattia coronarica (ad es. Angina pectoris; Angina stabile)
  • Orticaria da freddo
  • Epilessia
  • Insufficienza renale
  • Sindrome di Raynaud (tipo II)
  • Ipertensione (in caso di prescrizione di farmaci)
  • Una storia di gravi problemi di salute come insufficienza cardiaca o ictus
  • Poco dopo un’operazione
  • Se soffri di emicrania, ti invitiamo a essere cauto nel fare bagni di ghiaccio.

Conclusione

Abbiamo analizzato le parti iniziali di uno studio stupendo sulla tematica del freddo.

Possiamo evincere che molto fa la COMPONENTE MENTALE. È diverso “trovarsi” in acqua fredda perché subiamo un incidente, rispetto ad affrontare il bagno ghiacciato in un ambiente sicuro. Con ambiente sicuro intendo una situazione in cui sia possibile toccare e non ci sia l’esigenza di nuotare per ritrovarsi sulla terra ferma; dove vi siano altre persone in grado di soccorrerci ed un posto in cui sia possibile riscaldarsi dopo essere usciti dal bagno freddo.

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Scienza | Wim Hof | Apnea | L’ipossia estende la Vita

L''ipossia estende la vita e accresce le abilità neurologiche

Vediamo i risultati di questo affascinante studio

L'ipossia

Durante la fase di apnea spinta, che riusciamo a raggiungere quando eseguiamo le respirazioni del Metodo Wim Hof, portiamo il nostro organismo in uno stato di ipossia.

L’ipossia è quello stato in cui ai nostri tessuti non viene consegnato ossigeno. L’ossigeno, per le nostre cellule, è di vitale importanza! Se ne sono private per molto tempo, rischiano la morte!

Dal nostro organismo, quindi, l’ipossia è interpretata come PERICOLOSISSIMA. È causa di stress intenso e di “panico” generalizzato in tutte le cellule che, all’unisono, inizieranno a produrre una proteina di segnalazione detta HIF (Hypoxia Inducible Factor), la quale costringerà l’organismo a reagire.

E come reagirà il nostro corpo? Attraverso degli ADATTAMENTI.

Visto che quello dell’ipossia è uno stato in cui l’organismo non vorrà più trovarsi, il corpo mette in atto queste contromisure per fare in modo che: in futuro l’ossigeno possa essere veicolato meglio ai tessuti!

Quindi avremo la produzione di un numero maggiore di globuli rossi, ovvero i trasportatori dell’ossigeno ed anche la creazione di nuovi vasi sanguigni. In definitiva, il nostro organismo creerà le basi, apnea dopo apnea, per avere un’ossigenazione ottimale di tutti i tessuti del nostro corpo!

Lo Studio

breathing-exercises

C'è un interesse diffuso nell'identificare gli interventi che estendono la durata della vita sana. Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio a dimostrare che la "restrizione dell'ossigeno" può prolungare la durata della vita in un modello di invecchiamento dei mammiferi.

I Presupposti

L’invecchiamento è un importante fattore di rischio per le malattie umane più comuni tra cui il cancro, le malattie cardiovascolari e la neurodegenerazione.

Nell’elenco degli interventi che rallentano l’invecchiamento, la restrizione alimentare si distingue sia per la dimensione dell’effetto che per il numero di specie in cui si è dimostrata efficace. Nonostante sia stato riportato per la prima volta nel 1935, una piena comprensione dei meccanismi terapeutici della restrizione dietetica rimane sfuggente, poiché nessun singolo intervento genetico o farmacologico (o combinazione di tali interventi) è sufficiente per ricapitolare completamente i suoi effetti (ndr, non c’è una pasticchina che riesca a simulare i benefici del digiuno o di stati come la chetosi!).

È stato anche riportato che un altro tipo di restrizione, la “restrizione dell’ossigeno” o l’ipossia continua (a vari livelli a seconda dell’organismo), ritarda la senescenza e l’invecchiamento nei modelli cellulari e animali. L’ipossia ritarda significativamente l’insorgenza della senescenza nelle cellule di mammifero in coltura.

I Risultati

Una domanda naturale è quindi se la restrizione di ossigeno, come la restrizione dietetica, possa essere utile nell'invecchiamento dei mammiferi.

Gli EFFETTI DELL’IPOSSIA prodotti esponendo i topi ad una camera con l’11% di ossigeno:
 
  • Estensione significativa della DURATA DELLA VITA del 50%!!!
  • Miglioramento della funzione motoria
  • Aumento significativo dell’ematocrito 
    • aumento dell’ematocrito significa aumento della conta dei globuli rossi, ovvero dei trasportatori di ossigeno!
  • Riduzione della neuroinfiammazione in alcune patologie neurodegenerative

Conclusione

Sebbene lo studio si riferisce a delle condizioni di ipossia cronica, le dinamiche fisiologiche che si innescano sono le medesime anche negli stati di ipossia breve ed intensa. Risultati, questi, corroborati da altrettanti studi scientifici presenti in letteratura.

Pertanto, indurre degli stati di ipossia tramite l’uso di respirazioni particolari come la respirazione del metodo Wim Hof, potrebbe dare degli effetti INIMMAGINABILI fino ad indurre un allungamento della vita !!!

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Scienza | Wim Hof | Dimagrimento, Energia Sessuale, Ansia

Freddo, Soddisfazione sessuale, Ansia e Composizione Corporea

Vediamo i risultati di questo studio

Il Freddo

Inutile menzionare il fatto che la pratica del freddo abbia radici remotissime.

Sia in Occidente che in Oriente, le varie culture hanno posto al centro delle loro pratiche mediche il freddo e l’esposizione ad esso. Ne parlava Marco Aurelio ne “I colloqui con sé stesso”. Ippocrate, nel secolo IV AC, usava il freddo per motivi di salute ed analgesici, aggiungendo che “l’acqua può curare qualsiasi cosa” (n.b.: l’acqua, non l’aria). Non più tardi della fine del 1800, Kneipp, abate tedesco, scoprì su di lui le meravigliose virtù del freddo: affetto da tubercolosi, decise di curarla da sé, facendo immersioni nelle acque fredde del Danubio e riscaldandosi subito dopo, per evitare gli effetti del raffreddamento sul suo corpo.

Gli orientali non furono da meno, annoverando tra i loro “utilizzatori del freddo” per riscaldarsi, personaggi come Milarepa che, sui monti del Tibet, diede vita ad un metodo complesso di respirazione per sopravvivere e rigenerarsi a temperature rigide come quelle di chi vive ad altitudini di più di 7000 mslm, semi-nudo, all’interno di una caverna.

Oggi, per fortuna, il freddo, nella sua forma più estrema, è stato sdoganato da un certo Wim Hof che, grazie alla sua caparbietà, passando da fenomeno da baraccone a fenomeno paranormale, è riuscito a spingere molte persone a provare questo tipo di pratiche salutistiche.

Ad oggi, una nuova pratica è comparsa sulla scena, millantando proprietà importanti nell’ambito della salute e del benessere: la crioterapia.

Lo Studio

In precedenza, l'esposizione al freddo è stata utilizzata per promuovere la salute umana in molteplici modi, con una pletora di benefici segnalati.

I Presupposti

Lo stato mentale ottimale e la forma fisica sono fattori cruciali che influenzano l’addestramento del personale militare.

Incorporare componenti volti a migliorare lo stato mentale e la composizione fisica dei soldati nei programmi di addestramento può portare a risultati migliori.

In precedenza, l’esposizione al freddo è stata utilizzata per promuovere la salute umana in molteplici modi, con una pletora di benefici segnalati. Pertanto, lo scopo di questo studio era esaminare l’effetto della regolare esposizione al freddo sullo stato psicologico e sulla composizione fisica di giovani soldati sani dell’esercito ceco.

Metodi: Un totale di 49 soldati (uomini e donne) di età compresa tra 19 e 30 anni è stato assegnato in modo casuale a uno dei due gruppi (intervento e controllo). I partecipanti sono stati regolarmente sottoposti a esposizione al freddo per 8 settimane, in ambienti esterni e interni. Il Life Satisfaction Questionnaire e il dispositivo InBody 770 sono stati utilizzati per valutare rispettivamente la soddisfazione della vita e la composizione corporea. La Zung Self-Rating Anxiety Scale è stata utilizzata per valutare l’ansia prodotta dall’esposizione al freddo.

I Risultati

L’esposizione al freddo in periodo invernale ha prodotto:
  • Incremento significativo della soddisfazione sessuale (+6.2%)
  • Incremento significativo della salute percepita (+6.3%)
  • Riduzione della circonferenza addominale (-1.3%)
  • Riduzione del grasso addominale (-5.5%)

L’esposizione al freddo ha DIMINUITO SIGNIFICATIVAMENTE i livelli percepiti di ANSIA ❗️❗️❗️

Il tutto al costo di cosa?
💶 di un risparmio sulla bolletta energetica 😎

Conclusione

L’esposizione all’acqua fredda può essere raccomandata come aggiunta ai normali regimi di addestramento militare.

L’esposizione regolare ha un impatto positivo sullo stato mentale e sulla composizione fisica, che possono contribuire alla maggiore resilienza psicologica. Inoltre, è molto probabile che l’esposizione al freddo come parte dell’addestramento militare riduca l’ansia tra i soldati.

Riferimento: Impact of cold exposure on life satisfaction and physical composition of soldiers 

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