Scienza | Wim Hof | I Pericoli del Freddo

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I fattori di rischio dell'esposizione al freddo

Analizziamo uno stupendo studio scientifico

Il Freddo

Inutile menzionare il fatto che la pratica del freddo abbia radici remotissime.

Sia in Occidente che in Oriente, le varie culture hanno posto al centro delle loro pratiche mediche il freddo e l’esposizione ad esso. Ne parlava Marco Aurelio ne “I colloqui con sé stesso”. Ippocrate, nel secolo IV AC, usava il freddo per motivi di salute ed analgesici, aggiungendo che “l’acqua può curare qualsiasi cosa” (n.b.: l’acqua, non l’aria). Non più tardi della fine del 1800, Kneipp, abate tedesco, scoprì su di lui le meravigliose virtù del freddo: affetto da tubercolosi, decise di curarla da sé, facendo immersioni nelle acque fredde del Danubio e riscaldandosi subito dopo, per evitare gli effetti del raffreddamento sul suo corpo.

Gli orientali non furono da meno, annoverando tra i loro “utilizzatori del freddo” per riscaldarsi, personaggi come Milarepa che, sui monti del Tibet, diede vita ad un metodo complesso di respirazione per sopravvivere e rigenerarsi a temperature rigide come quelle di chi vive ad altitudini di più di 7000 mslm, semi-nudo, all’interno di una caverna.

Oggi, per fortuna, il freddo, nella sua forma più estrema, è stato sdoganato da un certo Wim Hof che, grazie alla sua caparbietà, passando da fenomeno da baraccone a fenomeno paranormale, è riuscito a spingere molte persone a provare questo tipo di pratiche salutistiche.

Ad oggi, una nuova pratica è comparsa sulla scena, millantando proprietà importanti nell’ambito della salute e del benessere: la crioterapia.

I Rischi

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Il freddo è uno stress intenso! Probabilmente il più intenso al quale possiamo sottoporre il nostro organismo. È per questo motivo che innesca delle reazioni pazzesche! Ed è per lo stesso motivo che dobbiamo imparare a gestirlo nel migliore dei modi.

Storia del "pericolo freddo"

Storicamente, il pericolo associato all’immersione in acqua fredda era considerato in termini di ipotermia o riduzione della temperatura corporea al di sotto dei 35°C.

Questa convinzione è stata stabilita a seguito del disastro del Titanic e supportato da dati ottenuto durante i conflitti marittimi della seconda guerra mondiale.


Tuttavia, più recentemente, un corpo significativo di dati statistici, prove aneddotiche e sperimentali hanno indicato ALTRE CAUSE DI MORTE relative all’immersione in acque gelide.

I 4 stadi dell'immersione

Vediamo i 4 stadi dell’immersione, associati ai relativi rischi:
  • Immersione iniziale (primi 3 minuti): raffreddamento della pelle 
  • Immersione breve (più di 3 minuti): raffreddamento neuromuscolare superficiale
  • Immersione lunga (più di 30 minuti): raffreddamento dei tessuti profondi (ipotermia) e
  • Collasso in circostanze di salvataggio immediatamente prima, durante o dopo le operazioni di salvataggio

Cosa succede quando ci immergiamo in acqua fredda

La prima reazione a cui andiamo incontro è definita Cold Shock.
 
Questa reazione causa una attivazione del sistema nervoso simpatico, che porta vari effetti, tra cui:
  • picco della pressione arteriosa
  • iperventilazione
  • dispnea e senso di panico

Storicamente era identificata come particolarmente pericolosa, addirittura come causa della maggior parte dei decessi. Diamo uno sguardo più da vicino riguardo al “perché”:

  1. mi immergo in acqua fredda
  2. ansimo, boccheggio
  3. ho il cold-shock
  4. parte l’iperventilazione (respiro molto frequentemente)
  5. aspiro acqua dalla bocca e va nei polmoni
  6. annego

La maggior parte dei decessi da “Cold Shock”, come leggiamo in (Bierens et al. 2016) è associata all’annegamento causato dalle concause appena viste.

Quindi, a quanto pare, non è “la risposta al freddo” ad essere mortale, ma un mix tra vari fattori, come la paura, lo shock di cadere in acqua, il fatto di non essere in un luogo sicuro (DOVE SI TOCCA!) e di non essere rilassati.

I problemi nelle immersioni di breve tempo

Le problematiche principali, in questo caso, ricadono in quelle innescate da incapacità fisica data dal raffreddamento neuromuscolare.
 

Questa è una condizione che di sicuro abbiamo “toccato con mano”. Quando esponiamo gli arti al freddo per molto tempo, il raffreddamento comporta una specie di “paralisi” e una accresciuta difficoltà nel controllare i nostri arti.

Ora, se siamo in un ambiente sicuro, ciò non dovrebbe provocare dei problemi.

Ma se siamo in acque aperte, a mare ad esempio, ciò comporta l’inabilità di nuotare e di tenersi a galla, portandoci, di nuovo, a temere l’annegamento.

Ancora una volta: RIMANERE IN LUOGHI SICURI!

I problemi nelle immersioni di lungo tempo - Ipotermia

Anche in acque ghiacciate, la possibilità di ipotermia non sopraggiunge per almeno 30 minuti negli adulti !!!

Anche in acque ghiacciate (cit. ice-cold water), la possibilità di ipotermia non sopraggiunge per almeno 30 minuti negli adulti !!!
 
Negli stati di ipotermia, troviamo diversi sintomi che si palesano man mano che la temperatura del corpo diminuisce: dal tremore (A 36°), fino ad aritmia cardiaca (a 33°) e alla morte (a 25°).
 
C’è, però, grande variabilità tra la temperatura del proprio corpo e il palesarsi di questi sintomi. Ad esempio, sebbene ad una temperatura di 25°C dovrebbe sopraggiungere la morte, la temperatura più bassa registrata nel corpo di un sopravvissuto ad una immersione in acqua fredda è di ben 13.7°C.
 
C’è ampia variabilità anche nella velocità di abbassamento delle temperature nelle diverse persone. 
 
Ad ogni modo:
  • La conseguenza pratica più significativa dell’ipotermia in acqua è la perdita di coscienza
  • questo impedisce all’individuo di intraprendere l’attività fisica (nuotare, ndr) atta a mantenere
    le vie aeree libere ed evitare l’annegamento.

Ancora una volta, l’annegamento è spesso il pericolo finale !!!

Le raccomandazioni del Metodo Wim Hof

Il Metodo Wim Hof è sicuro per tutti? Vediamo le RACCOMANDAZIONI espresse nel sito stesso del Metodo.

Il Metodo Wim Hof può essere praticato da ogni individuo sano. Quando è praticato nel modo corretto, può contribuire a una vita sana, forte e felice. Poiché le tecniche di respirazione e l’esposizione al freddo possono influenzare la fisiologia del corpo, questo può avere un profondo effetto sulle persone in cattive condizioni di salute o con determinate malattie. Se hai a che fare con una grave condizione medica o psicologica, ti consigliamo di consultare un operatore sanitario prima di tentare una qualsiasi delle tecniche del metodo Wim Hof.

Sconsigliamo di praticare se hai a che fare con uno dei seguenti:

  • Malattia coronarica (ad es. Angina pectoris; Angina stabile)
  • Orticaria da freddo
  • Epilessia
  • Insufficienza renale
  • Sindrome di Raynaud (tipo II)
  • Ipertensione (in caso di prescrizione di farmaci)
  • Una storia di gravi problemi di salute come insufficienza cardiaca o ictus
  • Poco dopo un’operazione
  • Se soffri di emicrania, ti invitiamo a essere cauto nel fare bagni di ghiaccio.

Conclusione

Abbiamo analizzato le parti iniziali di uno studio stupendo sulla tematica del freddo.

Possiamo evincere che molto fa la COMPONENTE MENTALE. È diverso “trovarsi” in acqua fredda perché subiamo un incidente, rispetto ad affrontare il bagno ghiacciato in un ambiente sicuro. Con ambiente sicuro intendo una situazione in cui sia possibile toccare e non ci sia l’esigenza di nuotare per ritrovarsi sulla terra ferma; dove vi siano altre persone in grado di soccorrerci ed un posto in cui sia possibile riscaldarsi dopo essere usciti dal bagno freddo.

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